dentro il cerchio

delle idee, della letteratura, delle emozioni e di quello che stai pensando ora parlo e parlerai tu che leggi intorno e dentro i libri spaccando e spalmando le idee, le idee su qualsiasi carta attraverso qualsiasi mezzo, anche, sì, restando in silenzio


venerdì, 03 luglio 2009

 

Adelphi che vanno e che vengono

 

“Non c'è un solo libro Einaudi che un lettore non dovrebbe avere”, diceva Pratolini. “Einaudi prosperava sotto la cappa del sovietismo ottundente che gravava su tutta la sinistra culturale in Europa» ha scritto Roberto Calasso sul Corriere della Sera sabato scorso.

Pratolini aveva ragione allora, Calasso ha ragione oggi.

Einaudi costruiva il catalogo intorno a un gruppo, e il catalogo nato da un gruppo muore col gruppo.

Il catalogo nato da un direttore muore col direttore. Il limite è la monocrazia, la dittatura di un (solo) gusto.

Anche il catalogo Adelphi risente di un gusto personale: Pratolini direbbe oggi di Adelphi quel che diceva allora di Einaudi. E domani un altro Calasso dirà della Adelphi quel che Roberto dice di Einaudi.

Calasso vede la durata nel catalogo Gallimard, e credo di sapere perché: i libri Gallimard vengono scelti da consulenti (tre) nessuno dei quali conosce gli altri, ognuno dà un voto e ne risponde in futuro.

I consulenti cambiano. Cambia il gusto. Come cambiano i lettori.

 

Ferdinando Camon, TTl, 27 giugno 2009


postato da luccone 14:08 commenti categoria: dentro leditoria

 
Farle

"Ho capito che non riesco a fare le cose se non le faccio".
 
Percival Everett, Ferito

postato da luccone 08:20 commenti categoria: paradigmi


giovedì, 02 luglio 2009

 
Famiglie a tavola

Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: «Non fate malagrazie!»
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: « Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci!»
Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire.
Diceva: «Voialtri non sapete stare a tavola! Non siete gente da portare nei loghi!»

Natalia Ginzburg, Lessico famigliare, Einaudi


Sedevano intorno al tavolo. La madre a capotavola, il padre al suo fianco e via via i quattro figli in ordine decrescente per età. Dalle alte finestre il sole dilagava oltre le tende nel fulgore scomposto di bottiglie e bicchieri, parole mescolate al rumore delle posate sui piatti. Ritmo di marcia soffocato nei passi del cameriere sul tappeto rosso con un piatto alto nella mano. Il padre parlava mangiando i fagiolini, la madre distratta guardava nei piatti dei figli e il tempo del loro boccone, il sorso d'acqua. I figli ridevano e si insultavano feroci. Per una patata un voto a scuola una parolaccia. Le due ragazze avevano ancora la divisa della scuola, blu con il colletto bianco, e mentre sollevavano le forchette macchie azzurrine d'inchiostro ombreggiavano le loro dita. I ragazzi mangiavano con la testa bassa sul piatto, le camicie sgualcite e la cravatta macchiata d'olio. I figli parlavano tutti assieme, occhi grandi nel fondo trasparente di luce, labbra sporche di sugo, capelli spettinati e gonfi. La madre interrompeva con la posata sollevata ma inutilmente vibravano le sue corde vocali soffocate nell'assenza di ascolto, un film muto proiettato nella specchiera in cornice dorata. La voce del padre era il verso di un uccello delle vette, un'aquila e un falco, che trapassa il rombo delle valanghe.

Rosetta Loy, La bicicletta, Einaudi

postato da grassi 15:44 commenti categoria: tracce di un dualismo diverso


mercoledì, 01 luglio 2009

 
post49_SlaughterPaul Slaughter, Pina Bausch Dance Company, 1984, Los Angeles

postato da saratrabalzi 16:01 commenti (1) categoria: dagherrotipi

 
Discriminazioni letterarie

Se io scrivo di afro-americani, i critici mi definiscono black writer, se John Cheever scrive di bianchi del New England, la discussione s’impronta sulla complessità del racconto. Spero che un giorno la letteratura non sarà più divisa tra nera e bianca. Perché sono abbastanza stufa di essere considerata una sociologa invece di una letterata.

Toni Morrison

postato da grassi 11:50 commenti (1) categoria: paradigmi


martedì, 30 giugno 2009

 
Editoria romana e piccola editoria secondo Parente

Qui a Roma, per qualche giorno, Piazza del popolo è invasa dagli stand e dai gazebo a forma di trulli postmoderni e postmortem, dove tutti se la cantano e se la suonano come gli strimpellatori intorno alle trattorie, e in particolare, tra i 788 editori presenti, spiccano sempre gli stessi che si accaparrano il microfono. Io non sapevo neppure che ci fosse questa Fiera, passavo di lì per caso. «Ma cos’è?» chiedo a un vigile, per avere un’informazione istituzionale. «La festa della piccola editoria». «E cos’hanno da festeggiare?». Il vigile fa spallucce. Secondo me un cazzo, secondo loro molto. Basta sentire le loro dichiarazioni. Elido Fazi, in primis, che ho incontrato personalmente il tempo di fuggire a gambe levate, quando si vantava di aver scalato le classifiche di vendita con Twilight, di Stephen Meyer, così come anni fa fece con Melissa P, e infatti la sua unica ossessione è la classifica di vendita. Gli portano tabulati su tabulati, peggio dei sondaggi consegnati a papi, e lui: «La prossima settimana siamo in classifica», e in genere ci prende. La sua formula è “young-adult”, libri che vadano bene sia per giovani che per adulti, ossia minestrine buone per ogni bocca, da cui magari sarà tratto il film. (La prima volta che mi parlò per mezz’ora di Youngadult io, pur trattenendo gli sbadigli, credevo fosse un autore tedesco e mi chiedevo come mai non l’avessi mai sentito nominare). Secondo Marco Cassini la piccola editoria aiuta «a salvaguardare la libertà di pensiero», e ha ragione perché per fortuna non c’è solo la minimum fax, altrimenti il pensiero sarebbe solo il loro e si andrebbe poco lontano, e inoltre, web site dixit, non ricevono neppure più manoscritti in lettura, tanto perché sia chiara la differenza tra i piccoli di oggi e editori veri come Treves e Scheiwiller, tanto perché sia chiaro che, se ci fosse un Wallace italiano, loro non lo riceverebbero. E in ogni caso c’è la festa dell’editoria romana e piccoli editori romani d’oggi, insomma, tirano fuori l’argenteria, e qual è l’argenteria? Per minimum fax i documentari di Lucarelli e Camilleri, Voland la solita Notomb e gli “autori dell’Est” gonfiando le piume o le spine con L’eleganza del riccio, la Nottetempo, di Ginevra Bompiani, si compiace del successo di Milena Augus e rilancia con Silvia Rochey e Sandra Petrignani e non contenta manda in libreria pure un librino di Carofiglio. Non poteva mancare Alberto Gaffi Editore in Roma, il sosia di Mussolini, che a Piazza del popolo fa leggere il racconto fantapolitico di Carmine Fotia La rovina romana, ambientato nel 2016, perché ogni paccottiglia delirante di autore respinto prima o poi, se lo respinge anche la Hacca, lo pubblica Albertone Gaffi. Il quale Gaffi, tuttavia, nel suo essere tratto da una commedia italiana anni settanta, nel suo sembrare la caricatura di tutti, è il migliore di tutti, tenendo conto che Fandango, ormai, sono Baricco e Veronesi. Alla Castelvecchi non c’è più l’altro legittimo Albertone (ora fuso con Aliberti -come tempo fa con Cooper, che è adesso è Cooper senza Castelvecchi- nell’ennesima mutazione Aliberti-Castelvecchi), e in compenso, al suo posto, è stata insediata, ad interim, l’ex moglie di Alberto, tale Alessandra Gambetti, finché la sventurata andava d’amore e d’accordo (i sussurroni gaddiani dagospiniani mormorano un po’ troppo d’amore) con Pietro d’Amore, boss della Vivalibri srl, finché, causa dissapori poco amorosi, non è stata sostituita da nuovo direttore editoriale, che nel bene e nel male non sarà mai il mitico Alberto.
Comunque sia, grandi o piccoli, hanno scalpitato tutti per lo Strega, Fazi mandando Cesarina Vighy, Newton Compton Massimo Lugli, minimum fax ci ha provato con Vasta, tutti contrari agli inciuci e ai Ninfei editoriali solo perché non li danno a loro. Intanto romanzi e libri importanti dell’ultimo decennio e negli ultimi tempi, come Le benevole, l’ultimo Vollmann o il Moresco di Canti del caos e Lettere a nessuno, lo hanno fatto rispettivamente Mondadori (per volontà di Antonio Franchini) e Einaudi (per volontà di Severino Cesari), la medesima Einaudi che però non ristampa la Trilogia di Beckett, non ristampata, in ogni caso, neppure dai piccoli, c’è poco da festeggiare, e di Curzio Malaparte se n’è ricordata l’Adelphi di Calasso. Quindi una favola della morale alla fine c’è, il ribaltamento dell’orgoglio storico del piccolo, che era di fare cose buone che i grandi non facevano. Se i piccoli editori fossero ristoratori, oggi si vanterebbero di aver sfornato un Big Mac identico al Mc Donald’s, sbattendosene di finire sul Gambero Rosso e puntando dritti alla cassa, avendo capito che il Gambero Rosso dell’editoria italiana sono i critici italiani che sono tutt’uno con le classifiche, almeno a breve termine, perché poi la storia è spietata. Quindi assaltano le classifiche di vendita e se ne vantano, e buon per loro, e se falliscono, alla fine, poiché se tanto mi dà tanto non è poi tanto, poco male, cazzi loro.

 
Massimiliano Parente, Libero, 30 giugno 2009

postato da luccone 13:54 commenti (10) categoria: dentro leditoria, editoria romana

 
I pesci
 
Quando non esisteva nulla esisteva solo il mare.
Davanti a lui la Natura rimaneva a bocca aperta e non riusciva a creare più nulla. Temeva che aggiungendo altro il mare potesse scomparire del tutto.
Così fu:  lentamente veniva invaso dai continenti.  La Natura creava senza volerlo. 
 Le paure crescevano a dismisura in lei,  allora le prese tutte e le nascose proprio sotto al mare, nei porti, sotto le barche, negli anfratti tra gli scogli, tra le alghe, mimetizzate sulla sabbia.
Presto le paure iniziarono a nascondersi da sole, a crescere sempre di più e a nascondersi sempre di più.  Si moltiplicarono.
Oggi si muovono in branco oppure da sole, dipende dalle paure.  Da come sono state create.

postato da paolopiccirillo 12:21 commenti (1) categoria: schegge


lunedì, 29 giugno 2009

 
Blu è bianco

Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando.

Raymond Queneau, I fiori blu, Einaudi

postato da fmnassisi 23:16 commenti categoria: dentro è anche bianco

 
Potrebbe servire ad altro

È una lingua funzionale, scarna, molto controllata quella di Falco. Somiglia per certi aspetti a quella di Vasta che però indugia di più sull'architettura della frase, generalmente più elaborata. Una lingua che chiede di essere affrontata, che non sopporta le increspature. Pur fedele alla tradizione americana carveriana e post carveriana (i temi lambiscono certe indagini di Cheever, Yeats, Bellow), lo stile presenta interessanti modulazioni, uno sguardo gelido sull'ossessione e l'autoconvinzione e nuovi cliché. Al centro, e su questo la critica è d'accordo, c'è il rapporto dell'uomo con il suo lavoro e il suo microcosmo, quasi sempre la periferia
industriale milanese. Una lingua senza sentimenti -- o forse con un unico sentimento che si capisce quando la lettura è conclusa e ormai lontana -- perché in fondo non è la lingua a doverne avere.

– Hai trentanove anni, ti licenzi senza un incentivo.
– Ho vent’anni di lavoro. La mia liquidazione.
– Potrebbe servire ad altro.
– A cosa?
– Al bambino. Ti ricordo che è anche tuo figlio.
– Sono soldi miei. Ho iniziato a lavorare molto prima che Michele nascesse.
Paola scende dai genitori con Michele. I genitori di Paola vivono al piano di sotto, il sesto. Hanno comprato l’appartamento del settimo piano. L’hanno intestato solo a Paola. Pietro è un bravo ragazzo, hanno detto. Ma non si sa mai.


Gli agenti immobiliari non dovrebbero parlare di figli durante gli incontri con i potenziali clienti, a meno che i figli non siano lì, assieme ai genitori. I bambini potrebbero essere morti per una meningite fulminante, per un incidente automobilistico sulla Tangenziale Ovest, potrebbero non essere mai nati, dopo anni di tentativi inutili, o essere l’ultimo dei pensieri di una coppia.

Giorgio Falco, esempi tratti da L’ubicazione del bene, Einaudi Stile libero

postato da luccone 13:45 commenti categoria: dentro lo stile


domenica, 28 giugno 2009

 
Dopo mesi, l'editoria romana non si è mossa

Narrativa italiana: 20) TVUKDB di Valentina F., Fanucci;
Narrativa straniera: 12) Eclipse di Stefanie Meyer, Fazi; 14) L'eleganza del riccio di Muriel Barbery, e/o; 16) New Moon, di Stefanie Meyer, Fazi; 18) Twilight di Stefanie Meyer, Fazi;
Saggistica: --;
Varia: 10) Tre scene da Moby Dick tradotte e commentate da Alessandro Baricco di Herman Melville, Fandango.

postato da grassi 18:03 commenti categoria: editoria romana


sabato, 27 giugno 2009

 
Le proprie responsabilità

"Se le fa piacere guardarmi i piedi, si accomodi", disse il giovanotto. "Ma perdio, abbia almeno il coraggio di farlo senza sotterfugi."

J.D. Salinger

postato da luccone 12:35 commenti (1) categoria: paradigmi, dentro leditoria


giovedì, 25 giugno 2009

 
01Fennec_Foxes
 
Fennec Fox

postato da luccone 19:37 commenti (3) categoria: frammenti e frame

 
Graziani, l'editoriale

In pratica mi hanno dato da gestire anche il reparto dischi e dvd. Da settembre in veste ufficiale. La fnac prevede nel giro di qualche anno di accorpare questi settori per quel che riguarda la gestione, dandole la definizione di "editoriale".
Varie considerazioni.
La prima è la decadenza sempre più evidente dei negozi di dischi, ivi comprese le grandi catene. Per me è stato scioccante vedere la Virgin a Times Square già chiusa e l'altra a Broadway in chiusura con svendite varie. Per non parlare delle miriadi di negozi di dischi che hanno chiuso sotto ai nostri occhi in questi anni. Negozi di dischi che per chi come me è appassionato di musica erano delle seconde case. Da Top Music, a Napoli, mi facevo mandare la posta. A New York i piccoli negozi di musica lavorano ora solo con l'usato e i vinili, oltre a vendere biglietti di concerti e vario materiale promozionale. Ma usato vero. Io ho comprato dischi vari a 1 euro e 3 euro, dischi che qui stanno ancora a 19 euro. Ma questo è un discorso complessissimo, di cui so pochissimo e non ha del letterario attorno...
La seconda, più romantica, è legata al primo pensiero che mi è passato per la testa quando mi è stata profilata 'sta cosa. Ora non so chi di voi ha mai letto Alta fedeltà di Hornby, piccolo capolavoro di pop letterario. Lui, il protagonista, ha un negozio di dischi ed è un appassionato collezionista di dischi, vinili per la precisione. Li ordina in vario modo settimana per settimana. Ed è in assoluto il suo unico tesoro materiale. E tutte le descrizioni dei suoi riordini sono eclatanti, come le classifiche dei vari brani e album.
Ma c'è una parte che io adoro, che è stato appunto il mio primo pensiero: è quella parte in cui lui descrive i vari clienti del suo negozio fino ad arrivare al cliente cacciato perché chiede non so quale disco. Quella parte è magistrale, e mostra l'anima romantica, appunto, di questo lavoro. Lontana da tutto. Lontana da budget e orari e verticalità e esposizione e tutto il resto. Quella che ti mantiene a galla, sorridente, fino a che non chiuderà...

La prossima volta ve la metto, se vi va.

postato da vgraziani 08:44 commenti (3) categoria: maccaroni


mercoledì, 24 giugno 2009

 
Verità responsabili

Sembra assurdo, ma ho voluto cercare sul web la città più pericolosa degli Stati Uniti. Volevo trovare questa energia straniera che si libera dai luoghi dove le regole e gli obblighi sociali sono aboliti o fragili. Un sentimento di libertà misto a eccitazione di fronte al pericolo. Volevo assicurarmi che è ancora possibile andare verso gli altri, per quanto lontani o estranei ci sembrino.
Prima della lista ho trovato Camden, New Jersey, a due ore da New York. Avvicinandomi, ho scoperto il volto della povertà ordinaria nascosto dietro gli stereotipi. Le persone sono dure, ma le risate sincere, e quando mi sono fatto “braccare” da una prostituta, mi ha restituito dieci dollari per non lasciarmi nei guai. […]
Sono interessato a ciò che abbiamo in comune con la gente di Camden. Nello stesso tempo, fotografo di continuo una distanza e mi domando a cosa serva aggiungere dello spettacolo allo spettacolo. Forse si tratta di produrre delle prove materiali dell’enorme macchina economica e sociale che ci abbraccia e ci ripudia. Il modo in cui determiniamo la verità – e ciò che ne facciamo – sta alla base di ogni lotta sociale e politica.

Jean-Christian Bourcart

*


post48_BourcartJean-Christian Bourcart, Camden, New Jersey


Gli scatti di Jean-Christian Bourcart sono esposti al Festival Internazionale della Fotografia di Arles, 7 luglio – 13 settembre 2009 (www.rencontres-arles.com)

postato da saratrabalzi 12:50 commenti categoria: dagherrotipi


martedì, 23 giugno 2009

 
Il calabrone che sa
 
Il calabrone sa di avere il corpo più grande delle ali. È convinto che per questo motivo non volerà mai. Le ali non reggono il corpo. Gli altri calabroni però volano. Sono come lui, ma non sanno che hanno il corpo troppo pesante. Lui invece lo sa. E li guarda volare.

postato da paolopiccirillo 23:25 commenti (1) categoria: schegge

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