dentro il cerchio

delle idee, della letteratura, delle emozioni e di quello che stai pensando ora parlo e parlerai tu che leggi intorno e dentro i libri spaccando e spalmando le idee, le idee su qualsiasi carta attraverso qualsiasi mezzo, anche, sì, restando in silenzio


giovedì, 21 agosto 2008

 
L'uso della ragione

Troppo grande è la seduzione emanata dalla dimostrazione. I più cedono subito; alla lunga tutti. Il pensare è uno dei massimi piaceri della razza umana.

Berthold Brecht, Vita di Galilei

postato da grassi 16:38 commenti categoria: paradigmi

 
Dentro lo schermo

[...] l'andare al cinema e il riunirsi agli altri spettatori sono mirati al fatto di attivare uno sguardo (e un ascolto) capace di afferrare la vicenda raccontata e di portarci a viverla. Ciò che conta è l'esporsi a un film, concentrarsi su di esso [...], è riempirsi gli occhi con un mondo fattosi spettacolo, diventandone un osservatore privilegiato.
La descrizione forse più efficace di questa forma di esperienza ce la dà non un testo teorico, ma un film -- peraltro non meno teorico di altri testi scritti. Si tratta di La palla numero 13 di Buster Keaton (1924): in esso il protagonista penetra nello schermo; dapprima si trova disorientato a causa di quanto incontra (come faceva lo spettatore delle origini, sorpreso dalla imprevedibilità di un'esperienza "moderna"); poi invece si adatta al mondo che il film gli dischiude, vi prende parte, e ne raccoglie la lezione. La disponibilità del reale a farsi vedere e insieme la vocazione dello spettatore a impadronirsi di quanto osserva non potrebbero essere descritti meglio.

Francesco Casetti, "Andar per film. Breve storia dell'esperienza cinematografica (Prima parte)", Duellanti, 44, luglio-agosto 2008

postato da rpalmieri 16:02 commenti categoria: il ventre dello schermo

 
Diventare uno scrittore famoso

Potrei diventare uno scrittore famoso anch'io se mi decidessi a dedicarmici.
 
Gordon Lish, Caro signo Capote, Gog1, Nutrimenti

postato da luccone 13:23 commenti (1) categoria: paradigmi, personae, dentro leditoria

 
Dan Brown non esiste

D: Have you read The Da Vinci Code?
R: Yes, I am guilty of that too.
D: That novel seems like a bizarre little offshoot of Foucault’s Pendulum.
R: The author, Dan Brown, is a character from Foucault’s Pendulum! I invented him. He shares my characters’ fascinations—the world conspiracy of Rosicrucians, Masons, and Jesuits. The role of the Knights Templar. The hermetic secret. The principle that everything is connected. I suspect Dan Brown might not even exist.
 
Umberto Eco, da un'intervista del Paris Review, summer 2008

postato da luccone 00:30 commenti categoria: dentro leditoria


mercoledì, 20 agosto 2008

 

post6_20_agoFrancesco Zizola, Al-Mahawil, 16 maggio 2003, Iraq

Ritrovamento di migliaia di corpi in fosse comuni, giustiziati dal governo di Saddam Hussein tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta e durante la Guerra del Golfo nel 1991

*

Giri il mondo e racconti guerre, fame, miseria, situazioni critiche, drammatiche. Come fai i conti con il dolore che vedi? E con la morte?
Sin dall’inizio mi sono reso conto che dovevo scegliere tra lo sviluppare una difesa personale basata solo sui valori della professione (il diritto di cronaca, l’opportunità giornalistica, il successo della missione) e una strada diversa, più difficile e rischiosa, quella dell’accettazione dell’altro, dell’esistenza dell’altro. Questa accettazione è rischiosa perchè l’altro è più importante della propria missione, e se questo altro di cui stiamo parlando è un altro che soffre, dobbiamo continuamente trovare il motivo per essergli vicino, un motivo che trascenda il nostro mestiere. Se non si trova il motivo non ha più senso essere lì, perde di forza la testimonianza, il valore della nostra testimonianza. Sotto questa lente ecco che gli esseri umani che incontreremo lungo la strada accenderanno in noi una luce ben diversa da quella fioca alimentata solo dal mestiere. Ecco quindi che nelle mie fotografie c’è il tentativo di comunicare questa empatia, questo sentire di far parte dello stesso mondo, questa consapevolezza della ricchezza della diversità, questo dolore per le offese subite da un altro che potrei essere io.

Intervista a Francesco Zizola pubblicata su Sguardi online n°53, luglio 2007


postato da saratrabalzi 14:02 commenti (1) categoria: dagherrotipi

 
Le signorine per l'India

Una di quelle mete da rinunciatari, che fanno storcere il naso ai patiti dell'India, a quelli che si slanciano fiduciosi in un abbraccio letale con la grande madre India; a quelle donne che esaltate si abbigliano secondo la moda femminile del luogo -- camiciola, bragoni e sciarpetta, il matronale pungiabi -- che si tolgono le scarpe anche per entrare al supermercato, così vengono i funghi sotto le unghie dei piedi, e le unghie si increspano come specchio d'acqua agitato dolcemente dal moto ondoso in aumento. A quelle che l'India ti deve fagocitare, digerire e infine espellere altrimenti non sono soddisfatte. Ma il subcontinente è altro, tutta un'altra storia, non classificabile coi sensi ordinari, bisogna arrivarci per gradi, a piccoli passi. Siccome io non ho tutte queste fisime e devo rifiatare, per sfuggire alla morsa stritolante della baraonda sovraffollata del paese mi recherò in vettura privata, inquinando, facendo aumentare l'entropia, spendendo l'intero bilancio familiare di una tribù, in una di quelle riserve naturali per turisti straniti e nauseati. Andrò verso l'Oceano Indiano nella rinomata stazione balneare di Mamallapuram. Perché Mamalla è prossima all'aeroporto di Chennai, da cui si può sempre ripartire per l'Europa.

Rosa Matteucci, India per signorine, Rizzoli

postato da grassi 10:07 commenti categoria: frammenti e frame

 
Calmi spettacoli

I tuoi calmi spettacoli. La vita.
L'amore che li lega. Sole sul colle.
E più tardi la luna. Aiuto, aiuto!
 
Sandro Penna, "I tuoi calmi spettacoli", da
Croce e delizia
postato da luccone 09:43 commenti categoria: frammenti e frame


lunedì, 18 agosto 2008

 
Illusioni d'amore

Pensavo che ogni cosa al mondo mi volesse bene. Pensavo di essere amato dal cielo, dagli alberti, dalle nuvole. Pensavo che dal cielo sarebbero calate un paio di braccia per stringermi a sé. Pensavo che tutto mi volesse prendere e abbracciare.
D'accordo , ho detto una bugia [...] perché: se le cose mi amavano a tal punto, forse avrebbero finito per prendermi e portarmi via. [...]
Perciò cercavo di stare al chiuso. È così che ho cominciato a inventarmi le voci. In altre parole, dicevo che ero malato. E poi facevo una voce adeguata, adatta a quella specifica malattia.
 
Gordon Lish, Caro signor Capote, Gog1, Nutrimenti, a ottobre in libreria

postato da luccone 11:35 commenti categoria: paradigmi


venerdì, 15 agosto 2008

 
Disordine possibile

D: È vissuto in una stanza nuda, povera, disordinata, senza fantasia: strano in un Gaudí.
R: Si sbaglia: non crede che il disordine sia una forma di fantasia? Non crede che la fantasia sia in primo luogo disordine? Se qualcosa mi crucciava in quella stanza era appunto questo: non era mai abbastanza disordinata. Tendenzialmente era pulita, come se io avessi sposato una moglie morta che ogni volta che mi assentavo in qualche modo riportava a nudezza quella stanza.

Giorgio Manganelli, intervista a Gaudí, da Interviste impossibili, Adelphi

postato da luccone 20:18 commenti categoria: paradigmi


giovedì, 14 agosto 2008

 
La spallata del piano sequenza

Il neorealismo è stata una rivoluzione, come ho cercato di dire nel saggio su Riso Amaro e nell’antologia sul neorealismo. Una rivoluzione soprattutto formale ma stimolata e suggerita, messa in opera perché c’erano dei contenuti esplosivi. Il propellente che ha fatto dilagare nel mondo questi film è stata una rivoluzione della forma e del linguaggio: non è bastato portare sullo schermo degli “sciuscià” o dei partigiani perché si rinnovasse o perché si facesse epoca. È stata la novità (anche se inconsapevole) del linguaggio che ha fatto dire a Bazin che il neorealismo aveva dato la spallata decisiva al cinema classico, al cinema che aveva il canone di Hollywood, del racconto a stacchi brevi, a campi e controcampi. Con il neorealismo esplode il piano sequenza. Non mi stanco mai di ripeterlo perché ancora oggi qualcuno sostiene che il neorealismo è stato solo una scoperta di contenuti roventi, magari ben raccontati, ma non in modo rivoluzionario come invece insisto a dire e come credo la critica abbia oggi acquisito…

Carlo Lizzani intervistato da Giovanna Quercia e Edoardo Zaccagnini, 21 giugno 2006

Il resto dell'intervista lo trovate qui.

postato da rpalmieri 20:49 commenti categoria: il ventre dello schermo

 
Il sonno profondo dopo il mutismo

C'era una ragazzina di undici anni,
seduta sulla soglia della nostra casa
durante la veglia
del tuo funerale, Aaji.
Non piangeva, non mangiava
non dormiva né parlava.
Ora fabbricano bambole
che fanno tutte queste cose.
E non mi riuscì di spiegare
le mie quattro ore
di sonno profondo
sul fondo dell'armadio
tra i tuoi vestiti che dolcemente morivano.

Sujata Bhatt, Per mia nonna

postato da grassi 16:52 commenti categoria: frammenti e frame, versi e direzioni dell animo


mercoledì, 13 agosto 2008

 

post5_13ago

Bruce Davidson, Manifestazione afroamericana per il diritto di voto, da Time of Change 1965


postato da saratrabalzi 14:31 commenti categoria: dagherrotipi

 
Il manifesto dei Gettoni

Propongo "I Gettoni" per i molto sensi che la parola può avere di gettone per il telefono (e cioè di chiave per comunicare), di gettone per il gioco (e cioè con un valore che varia da un minimo a un massimo) e di gettone come pollone, germoglio, ecc. -- Poi suscita immagini metalliche e cittadine.

Elio Vittorini, manifesto dei Gettoni, 1951

postato da luccone 12:04 commenti categoria: personae, dentro leditoria, mestiere editoriale


martedì, 12 agosto 2008

 
Intenzioni d'animo

E tu, se ben tutto hai l'animo intento
Invittissimo Henrico al fero Marte,
Mentr'io sotto il tuo nome ardisco, e tento
Di figurar sì bei concetti in carte,
Fammi del favor tuo tal'hor contento,
Che le tue gratie à noi largo comparte:
Che s'esser grato à te vedrò il mio carme,
Farò cantar le Muse al suon de l'arme.
 
Ovidio, Metamorfosi, libro primo

postato da luccone 00:01 commenti categoria: frammenti e frame


lunedì, 11 agosto 2008

 
Le due accezioni della scrittura

[...] Irlma rispetta molto la scrittura alla quale mio padre si è dedicato in tarda età. – Scrive molto bene se non è troppo stanco, – mi ha detto una volta. – Meglio di te, comunque.
Ci ho messo un attimo di tempo per capire che stava parlando di calligrafia. È questo il significato che il verbo «scrivere» ha sempre avuto da queste parti. L'altra accezione del termine è stata ed è chiamata «inventare storie». Agli occhi di Irlma sono in un certo senso indissolubili e non le danno nessun fastidio. Nè l'una, né l'altra.
– Gli tiene in moto il cervello, – dice.
Giocare a carte, a suo parere, darebbe gli stessi risultati. Ma non sempre trova il tempo di sedersi a giocare a metà giornata.

Alice Munro, "A casa", La vista da Castle Rock, Einaudi

postato da grassi 22:19 commenti categoria: frammenti e frame

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